Una sera al club: la prima volta in un locale cuckold

Racconto inviato da un utente della community

Fabio e Giulia, 41 e 37 anni, Roma

Il locale stava in una traversa di una strada che non ti aspetti. Nessuna insegna, nessuna luce rossa, nessun cartello. Solo un citofono con un nome qualunque e un portone di legno scuro. Se non sai che esiste, ci passi davanti cento volte senza accorgerti di niente. L’indirizzo ce l’avevano dato via email dopo l’iscrizione all’associazione — tessera, documento, pagamento online. Tutto molto formale per un posto dove la gente va a scopare.

Io e Giulia eravamo nel cuckolding da circa otto mesi. Avevamo fatto le nostre esperienze — tre bull diversi, tutti conosciuti online, tutti incontri privati in albergo o a casa nostra. Funzionava. Ma Giulia voleva provare qualcosa di diverso: un locale. “Voglio vedere com’è l’atmosfera”, mi aveva detto. “Voglio capire se mi piace il contesto, non solo l’atto.” Non potevo darle torto.

Abbiamo cercato online i club nella nostra zona. A Roma ce ne sono diversi, ma non tutti fanno serate dedicate al cuckolding — la maggior parte sono club scambisti con serate miste. Ne abbiamo trovato uno che organizzava un sabato al mese esclusivamente per coppie cuck e bull. Ci siamo iscritti, abbiamo pagato la tessera, e abbiamo aspettato il sabato successivo con un misto di curiosità e terrore.

Arrivarci

Il sabato sera ci siamo preparati come se andassimo a un matrimonio. Giulia aveva comprato un vestito apposta — corto, nero, scollatura giusta. Io mi sono messo una giacca che non indossavo da tre anni. Ci guardavamo allo specchio e non sembravamo noi. Sembravamo due che fingono di essere adulti sicuri di sé.

In macchina non abbiamo parlato per i primi dieci minuti. Poi Giulia ha rotto il silenzio: “Se non ci piace ce ne andiamo subito, vero?” Le ho detto di sì, ovviamente. Potevamo andarcene quando volevamo. Nessun obbligo.

Il parcheggio era in una strada laterale. Abbiamo camminato fino al portone tenendoci per mano, come due ragazzini al primo appuntamento. Ho suonato il citofono. Una voce femminile ha risposto, ho dato il mio nome, il portone si è aperto. Scale strette, un pianerottolo, una porta imbottita. Dietro quella porta c’era un mondo che conoscevamo solo attraverso uno schermo.

All’ingresso ci ha accolto una donna sulla cinquantina, elegante, sorriso professionale. Ha controllato le tessere, ci ha spiegato le regole della serata: rispetto assoluto, nessuna foto, nessun telefono nelle aree comuni, se qualcuno dice no è no, preservativo obbligatorio. Ha indicato gli armadietti per le borse e ci ha detto di metterci comodi. “È la vostra prima volta qui?” ha chiesto. Sì, abbiamo detto. “Allora fate un giro, guardate, prendete qualcosa al bar. Non c’è fretta.”

+142

142 iscritti online adesso

Sei una coppia cuck o un bull?

Profili verificati, chat privata, anonimato totale.

Scopri chi c'è

Dentro

Il locale era più bello di quanto mi aspettassi. Nella mia testa immaginavo qualcosa di squallido — luci al neon, divani sfondati, odore di fumo. Niente del genere. L’ingresso dava su un salotto con poltrone in pelle scura, luci basse color ambra, musica lounge in sottofondo. Un bancone bar in fondo, con un ragazzo che preparava cocktail come in un qualsiasi locale del centro.

C’erano già una decina di persone. La cosa che mi ha colpito subito è stata la normalità. Non erano tipi loschi o personaggi da film. Erano coppie normali — quarantenni, cinquantenni, qualche trentenne. Vestiti bene, bicchiere in mano, che parlavano tra loro come a un aperitivo. Se non sapevi dove ti trovavi, avresti pensato a una festa privata.

Ci siamo seduti al bar. Giulia ha preso un gin tonic, io un whisky. Abbiamo osservato. A poco a poco la gente si scioglieva — una coppia parlava con un uomo alto, un’altra rideva in un angolo, due donne chiacchieravano sul divano. L’atmosfera era rilassata, nessuna tensione, nessuna pressione. Nessuno ci ha avvicinato subito. Ci hanno lasciato il nostro spazio.

Dopo una mezz’ora un uomo sulla quarantacinque si è avvicinato al bancone accanto a noi. Ordinato, capelli grigi, sorriso tranquillo. Si è presentato: “Ciao, sono Massimo. Prima volta qui?” Abbiamo detto di sì. “Si vede”, ha risposto ridendo. “Avete la faccia di quelli che stanno per scappare.” Giulia ha riso — era vero. Massimo ci ha raccontato che frequentava il locale da tre anni, sempre come bull. “Vengo qui perché è più sicuro e più onesto di qualsiasi incontro organizzato online. Qui le persone si guardano in faccia prima di decidere qualsiasi cosa.”

Abbiamo chiacchierato con lui per quasi un’ora. Di cuckolding, di esperienze, di come funziona il locale. Era intelligente, diretto, rispettoso. Non ha fatto nessuna avance — parlava con noi come parleresti con dei conoscenti a una festa. Giulia era a suo agio. Lo vedevo dal modo in cui si era girata sulla sedia, rivolta verso di lui, gambe incrociate. Piccoli segnali che dopo diciassette anni insieme sai leggere senza errore.

Le stanze

Oltre il salotto c’era un corridoio con diverse porte. Massimo ci ha fatto fare un giro. Alcune stanze erano aperte — nel senso che chiunque poteva entrare e guardare. Altre erano chiuse, riservate a chi voleva privacy. C’era una stanza con un letto grande, luci rosse, un divanetto nell’angolo. E una più piccola, con una finestra interna — chi stava fuori poteva guardare dentro, chi stava dentro poteva decidere se aprire o chiudere una tenda.

In una delle stanze aperte c’era una coppia con un bull. Lei era sul letto, lui seduto accanto alla porta, il bull in piedi che si toglieva la camicia. Ci siamo fermati sulla soglia per un secondo — il tempo di capire che era reale, non un video, non una fantasia. Gente vera, in carne e ossa, a tre metri da noi. Giulia mi ha stretto la mano. Non per paura — per eccitazione. La sentivo nel modo in cui le sue dita premevano le mie.

Siamo tornati al bar. Giulia si è avvicinata al mio orecchio e mi ha detto: “Mi piace Massimo. Che facciamo?” Il cuore mi è salito in gola. Le ho chiesto se era sicura. “Sì. Ma nella stanza con la tenda. E tu resti dentro con me.”

Sono andato da Massimo e gliel’ho detto. Lui ha sorriso, ha annuito, ha detto: “Come volete voi. Avete dei limiti particolari?” Gli ho elencato le nostre regole — le stesse di sempre. Preservativo, niente foto, niente umiliazione, se uno dei tre dice stop è stop. Lui ha detto “perfetto” come se glielo dicessero ogni sabato sera. Probabilmente era così.

Nella stanza

La stanza con la tenda era libera. Siamo entrati tutti e tre. Giulia ha chiuso la tenda — non voleva essere guardata, almeno non quella sera. Ho apprezzato la scelta: era la nostra prima volta in un locale, un passo alla volta.

Mi sono seduto sul divanetto. Giulia e Massimo erano in piedi, uno di fronte all’altra. Lui le ha messo le mani sui fianchi e le ha chiesto: “Tutto bene?” Lei ha detto sì. Si sono baciati. Non come nel porno — piano, senza fretta, come due persone che si stanno conoscendo con la bocca.

Quello che è successo dopo è stato diverso da ogni esperienza precedente. Con i bull conosciuti online c’era sempre una fase di imbarazzo iniziale — dieci minuti in cui nessuno sa esattamente cosa fare. Con Massimo non c’è stata. Lui sapeva come muoversi in quella stanza, conosceva gli spazi, aveva fatto quella scena decine di volte. Non era meccanico — era a suo agio. E il suo agio ha messo a suo agio Giulia.

La differenza con gli incontri in albergo l’ho sentita tutta. In albergo sei isolato — siete in tre e il mondo fuori non esiste. Al locale senti la musica che arriva dal salotto, senti altre voci in corridoio, sai che dietro quella tenda c’è gente che vive la stessa cosa. Non sei solo. Non sei strano. Fai parte di qualcosa. Per uno che ha passato anni a sentirsi un alieno per le proprie fantasie, quella sensazione vale oro.

Giulia era diversa da come la vedevo negli incontri privati. Più libera. Come se il contesto del locale le avesse tolto l’ultimo residuo di vergogna. Non doveva giustificarsi con nessuno — in quel posto, quello che stavamo facendo era la norma. Mi ha guardato a un certo punto, dal letto, con un’espressione che non le avevo mai visto. Non era solo piacere — era sollievo. Il sollievo di chi smette di nascondersi.

Io guardavo dalla poltroncina. Vedevo tutto. E per la prima volta ho capito una cosa che leggevo da mesi ma non avevo mai sentito sulla pelle: il cuckold non è uno spettatore passivo. È parte della scena. Ogni sguardo di Giulia verso di me, ogni volta che Massimo rallentava per assicurarsi che io fossi a posto — tutto questo mi coinvolgeva. Non ero escluso. Ero incluso in un modo diverso, più profondo di quanto il sesso a due mi avesse mai fatto sentire.

+54

54 nuovi iscritti questa settimana

Uno spazio senza giudizi

Profili verificati, chat privata, anonimato totale.

Iscriviti ora

Dopo

Quando è finito, Massimo si è rivestito con calma. Ha dato un bacio sulla fronte a Giulia — un gesto che ho apprezzato per la sua semplicità. Ci ha detto che sarebbe stato al bar se volevamo bere qualcosa insieme. Siamo rimasti nella stanza per qualche minuto, io e lei da soli.

“Stai bene?” le ho chiesto. Mi ha guardato con gli occhi lucidi. “Sto benissimo”, ha detto. E poi: “Perché non l’abbiamo fatto prima?”

Siamo usciti nel salotto. Massimo era al bar che parlava con un’altra coppia. Ci siamo seduti accanto a lui, abbiamo bevuto un ultimo drink. La gente intorno era rilassata, qualcuno se ne andava, qualcuno era ancora nelle stanze. L’atmosfera era quella di un dopocena tra amici — non di un posto dove mezz’ora prima succedeva quello che era successo. Quella normalità mi ha colpito più di qualsiasi altra cosa.

In macchina, tornando a casa, Giulia mi ha raccontato tutto. Cosa aveva provato, cosa le era piaciuto di Massimo, cosa avrebbe voluto fare diversamente. Io le ho detto cosa avevo provato io. Abbiamo parlato per un’ora — più di quanto parlassimo di solito in una settimana intera. Il cuckolding ci faceva parlare. Questo è un effetto collaterale di cui nessuno parla abbastanza.

Ci siamo tornati

Siamo tornati al locale il mese dopo. E quello dopo ancora. Non sempre con Massimo — a volte con altri bull conosciuti lì, a volte senza combinare niente e limitandoci a bere e guardare. Il locale è diventato il nostro posto. Un appuntamento fisso, come il cinema il giovedì o la pizza il venerdì. Solo che al cinema non ti succede di sentirti vivo in quel modo.

Con il tempo abbiamo conosciuto altre coppie. Alcune sono diventate amiche — ci vediamo anche fuori, a cena, in vacanza. Sappiamo tutto l’uno dell’altro, condividiamo un segreto che ci lega. È una community nel senso più vero della parola, e online funziona allo stesso modo — se la cerchi nel posto giusto.

Per chi ci sta pensando

Se state valutando di provare un locale cuckold, il mio consiglio è semplice: non aspettatevi di fare tutto la prima sera. Andate, guardate, parlate con la gente, bevete qualcosa. Se succede qualcosa, bene. Se non succede, avete comunque rotto il ghiaccio.

Scegliete un locale con serate dedicate al cuckolding, non serate miste. La differenza è enorme: in una serata mista potreste trovarvi in mezzo a dinamiche scambiste che non c’entrano con quello che cercate. Se non sapete da dove partire, le nostre guide città possono aiutarvi: Roma, Milano, Napoli, Torino.

Un’altra cosa: parlate prima con il vostro partner di cosa siete disposti a fare e cosa no. Al locale le situazioni si creano velocemente — se non avete definito i limiti prima, rischiate di prendere decisioni a caldo che poi rimpiangete. Se vi serve una guida pratica per prepararvi, leggete come diventare cuckold: vale anche per chi ha già esperienza e vuole fare il salto al club.

Quella prima sera al locale ha cambiato il nostro modo di vivere il cuckolding. In albergo eravamo una coppia con un segreto. Al locale eravamo una coppia in mezzo ad altre coppie, senza segreti da tenere. Non dico che sia per tutti — ma per noi è stato il pezzo che mancava.

— Fabio

Il parere della redazione

Il passaggio dall’incontro privato al locale è uno snodo importante nel percorso di molte coppie cuck. Fabio e Giulia lo raccontano per quello che è: un salto nel buio che si rivela un atterraggio morbido.

La cosa che ci colpisce di più è un dettaglio che sembra secondario ma non lo è: “al locale eravamo una coppia senza segreti da tenere”. Chi vive il cuckolding in privato porta sempre un peso — il peso di nascondere. Al club quel peso sparisce, e per molte coppie è un sollievo che cambia la percezione dell’intera esperienza.

Hai vissuto una serata al club che vorresti raccontare? Scrivici a info@coppiacuckold.net. Pubblichiamo in forma anonima.

— La redazione di Coppia Cuckold

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *