Racconto inviato da un utente della community
Davide, 38 anni, Centro Italia
La prima volta che una coppia mi ha contattato per fare il bull avevo trentadue anni. Non sapevo nemmeno cosa fosse un bull nel cuckolding. Sapevo che esisteva la cosa — avevo visto qualcosa online, letto qualche discussione su un forum — ma non pensavo che mi riguardasse. Poi mi è arrivato un messaggio su un sito di incontri che usavo per fatti miei: “Ciao, siamo una coppia, ti abbiamo visto e ci piacerebbe conoscerti.” Allegata una foto di lei. Ho risposto per curiosità. Quella curiosità è diventata la mia vita sessuale degli ultimi sei anni.
Come sono diventato bull
Prima di quella coppia non avevo mai pensato al cuckolding come a qualcosa che potesse interessarmi. Ero un uomo single, facevo le mie esperienze, niente di particolare. Non ero il tipo da club, non cercavo situazioni strane. Eppure quel messaggio mi ha incuriosito — non tanto per la foto, quanto per il fatto che un marito stesse cercando qualcuno per sua moglie. Con il suo consenso. Anzi, con il suo entusiasmo.
Il primo incontro è stato un aperitivo. Lui si chiamava Roberto, lei Valentina. Lui parlava molto, era nervoso, rideva troppo. Lei era più silenziosa, mi guardava come se mi stesse valutando — e lo stava facendo, ovviamente. Mi hanno spiegato la situazione: insieme da dodici anni, volevano provare il cuckolding, erano alla prima esperienza, cercavano qualcuno che non fosse un matto.
Ho fatto una cosa che consiglio a chiunque si trovi in questa situazione per la prima volta: ho fatto domande. Tante. “Cosa vi aspettate?”, “Che limiti avete?”, “Roberto, tu dove vuoi stare?”, “Valentina, cosa ti mette a disagio?” Le risposte mi hanno dato un quadro preciso. Lui voleva guardare. Lei voleva sentirsi desiderata da un uomo nuovo. Niente foto, niente video, niente baci sulla bocca — almeno per la prima volta.
Ci siamo rivisti una seconda volta. Poi una terza. Alla terza Valentina mi ha detto: “Mi fido.” Due parole che pesavano più di qualsiasi contratto. Abbiamo fissato una data.
Quella prima esperienza è andata bene. Non perfetta — le prime volte non lo sono mai, per nessuno — ma bene. Roberto era rigido come un palo, seduto su una sedia nell’angolo della stanza. Valentina all’inizio non riusciva a lasciarsi andare. Io ho rallentato tutto, ho parlato con lei, le ho chiesto se stava bene. A un certo punto si è rilassata. E quando si è rilassata, è cambiato tutto.
Dopo quella sera ho capito due cose. La prima: mi piaceva. Non solo il sesso — la dinamica intera. Essere scelto, essere il terzo invitato, sentire la tensione tra i tre. La seconda: non era una cosa che potevi improvvisare. Serviva attenzione, empatia, capacità di leggere la stanza. Non bastava presentarsi e fare il maschio alfa.



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Scopri chi c'èCosa fa davvero un bull
C’è un’idea diffusa che il bull sia quello che arriva, scopa, e se ne va. Come un tecnico della caldaia — entra, fa il lavoro, saluta. Non funziona così. O meglio: funziona così solo se vuoi fare il bull una volta sola e non essere mai più richiamato.
Il lavoro vero inizia prima. Settimane prima. Nella chat con la coppia, nei messaggi, nelle telefonate. Devi capire cosa vogliono davvero — non quello che scrivono nel profilo, ma quello che pensano e non dicono. Lui ha paura di essere geloso ma non lo ammette? Lei è curiosa ma non vuole sembrare troppo entusiasta? Ci sono tensioni tra loro che non ti hanno raccontato? Se non capisci queste cose prima, le scopri nel momento peggiore — a letto.
Un esempio concreto. Una coppia mi ha contattato qualche anno fa. Lui era convintissimo, lei meno. Nella chat lui parlava per entrambi. Brutto segno. Quando ci siamo visti per l’aperitivo, ho parlato soprattutto con lei. Le ho chiesto direttamente: “Questa cosa la vuoi tu o la vuole lui?” Lei ha esitato. Poi ha detto: “Entrambi, ma lui di più.” Ho detto che andava bene, ma che volevo sentire lei dire le cose con le sue parole, senza che lui rispondesse al suo posto. Alla fine abbiamo deciso insieme di fare un secondo incontro prima di procedere. Quel secondo incontro non c’è mai stato — lei ha cambiato idea e lui ha rispettato la decisione. Ho fatto bene a non forzare: se fossi andato avanti quella sera, sarebbe finita male per tutti e tre.
Un’altra cosa che nessuno ti dice: il bull deve gestire anche il cuckold. Non solo la sweet. Il marito è lì — fisicamente o nella testa di lei — e non puoi ignorarlo. Nei rapporti dove il cuckold guarda dalla stanza, ogni tanto devo guardarlo negli occhi. Non per umiliarlo (a meno che non lo vogliano), ma per includerlo. Fargli capire che non lo sto escludendo. Che quello che sta succedendo è per tutti e tre, non solo per me e lei.
Ci sono coppie che vogliono l’umiliazione — il cuckold vuole essere trattato come inferiore, vuole sentirsi dire certe cose. Lo faccio se me lo chiedono e se mi danno le coordinate precise. Ma non è il mio stile naturale. Preferisco un cuckolding più “morbido”, basato sul piacere condiviso. Ognuno ha le sue preferenze, e il bull che funziona è quello che si adatta alla coppia — non il contrario.
Le cose che ho imparato
In sei anni ho incontrato una trentina di coppie. Alcune le ho viste una volta sola, con altre ho avuto rapporti che sono durati mesi o anni. Ho imparato cose che nessun articolo ti insegna.
La chimica non si può forzare
Con alcune coppie scatta qualcosa al primo aperitivo. Con altre no. E quando non scatta, non c’è modo di forzarla. Ho imparato a riconoscerlo presto e a dire “non siamo compatibili” senza che nessuno si offenda. Meglio un no onesto che una serata imbarazzante.
Il sesso è la parte facile
Lo so che sembra una frase fatta, ma è la verità. La parte difficile è tutto il resto. La comunicazione prima, la gestione delle emozioni durante, il dopo. Il sesso in sé dura un’ora, forse due. Il prima e il dopo durano giorni. Se sbagli la comunicazione, il sesso migliore del mondo non salva la situazione.
Il drop esiste anche per il bull
Ne parlano sempre dal punto di vista del marito — quel momento, il giorno dopo, in cui ti senti strano e ti chiedi cosa hai fatto. Esiste anche per il bull, ma in modo diverso. A volte, dopo una serata particolarmente intensa, mi sono chiesto: “Sto facendo la cosa giusta? Sto entrando nella vita di queste persone in un modo sano?” La risposta, nella stragrande maggioranza dei casi, è sì — perché c’è consenso, rispetto, regole chiare. Ma la domanda ogni tanto arriva, e ignorarla non è onesto.
Mai innamorarsi della sweet
È la regola più importante e la più difficile da rispettare. Quando vedi una donna regolarmente, quando il sesso è buono, quando lei ti guarda in un certo modo — è facile confondere il desiderio con qualcos’altro. Mi è successo una volta, con una donna che vedevo da quasi un anno. Ho iniziato a pensare a lei fuori dagli incontri, a volerla sentire, a essere geloso quando mi diceva che avevano visto un altro bull.
Appena me ne sono accorto, mi sono fermato. Ho parlato con la coppia, ho spiegato la situazione, ci siamo salutati. Non è stato facile — per nessuno dei tre. Ma era la cosa giusta. Il bull che si innamora della sweet e non fa niente per gestirlo è una bomba a orologeria. Ne ho parlato più approfonditamente con un amico che studia la psicologia del cuckold — le dinamiche emotive in gioco sono più complesse di quanto la gente pensi.
Quello che il bull non deve fare
Ho visto bull che facevano cose che avrebbero dovuto farli vergognare. E che, in molti casi, li hanno fatti sparire dalla community nel giro di una settimana.
Scrivere alla sweet di nascosto dal marito. L’ho visto fare. È la cosa più stupida che un bull possa fare. Il cuckolding si basa sulla trasparenza. Se mandi messaggi alla moglie senza che il marito lo sappia, non sei un bull — sei un amante. E stai tradendo la fiducia di entrambi.
Presentarsi senza analisi mediche. Non c’è scusa. Nessuna. Le analisi si fanno e si mostrano. Un bull che dice “tranquilli, sto bene” senza un foglio in mano non merita il tempo di nessuno.
Condividere foto e dettagli. Quello che succede tra i tre resta tra i tre. Ho conosciuto bull che si vantavano con gli amici, che condividevano foto della sweet nei gruppi. Gente che dovrebbe stare lontana da qualsiasi coppia. La discrezione non è un optional — è un requisito minimo.
Ignorare un no. Se la coppia dice stop, è stop. Se lei dice “non questo”, non si prova a convincerla. Se lui è a disagio, si rallenta o si ferma. Non ci sono zone grigie.
Credersi indispensabile. Un altro errore classico. Il bull che pensa di essere l’unico, che diventa geloso quando la coppia vede qualcun altro, che fa scenate. Il bull è un ospite. Gradito, desiderato, ma pur sempre un ospite. Se la coppia decide di andare avanti senza di te, ringrazi per le esperienze e vai per la tua strada.



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Iscriviti oraPerché continuo a farlo
Me lo chiedono spesso, di solito con un tono tra il curioso e lo scettico. “Ma non trovi una ragazza tua?” Ce l’ho avuta. Ne ho avute. Ho anche avuto una relazione seria durante un periodo in cui facevo il bull — lei sapeva, era d’accordo, non era un problema. Il cuckolding non è un ripiego per chi non trova una partner. È un’esperienza diversa, con dinamiche che un rapporto a due non ha.
Quello che mi piace, se devo essere sincero, è la tensione. L’elettricità che c’è nella stanza quando sai che il marito sta guardando. Il fatto di essere stato scelto — non trovato su un’app e incontrato per caso, ma scelto dopo settimane di conversazioni, valutato, selezionato. C’è qualcosa di gratificante in questo che è difficile da spiegare a chi non l’ha vissuto.
E poi c’è il piacere di far stare bene una coppia. Sembra retorica, ma non lo è. Quando una serata va bene — quando lei è soddisfatta, lui è contento, e tutti e tre ci salutiamo con un sorriso — quella sensazione vale più di qualsiasi incontro casuale. Sai di aver contribuito a qualcosa che ha reso il loro rapporto più forte. Non più debole — più forte.
Per chi sta pensando di iniziare questo percorso come coppia, il mio consiglio dal lato del bull è semplice: prendetevi il tempo di scegliere bene. Non fermatevi al primo profilo, non accontentatevi di chi vi scrive per primo. Fate domande, pretendete le analisi, incontratevi senza impegno. Il bull giusto vi farà sentire a vostro agio ancora prima di arrivare in camera. Se non vi sentite così, non è quello giusto.
— Davide
La prospettiva del bull è quella meno raccontata nel cuckolding. Si parla sempre del marito, delle sue emozioni, dei suoi dubbi. Ma il bull ha le sue complessità — e Davide le mette nero su bianco senza filtri.
Nella nostra community vediamo tanti aspiranti bull commettere gli errori che Davide elenca: messaggi alla sweet di nascosto, rifiuto di mostrare le analisi, mancanza di rispetto per i limiti. Chi legge questo racconto prima di iscriversi come bull sa già cosa fare e cosa non fare — e parte con un vantaggio enorme.
Hai una storia da raccontare dal punto di vista del bull? Scrivici a info@coppiacuckold.net. Pubblichiamo in forma anonima.





