Racconto inviato da un’utente della community
Francesca, 35 anni, Lombardia
Quando mio marito mi ha proposto il cuckolding, ho detto sì quasi subito. Non per entusiasmo — per curiosità. Stefano ne parlava da mesi, mi aveva fatto leggere articoli, mi aveva spiegato la psicologia che c’è dietro. A un certo punto ho pensato: “Se non provo, non saprò mai se è una cosa per me.” Quello che non mi aspettavo è che sarebbe diventata una cosa per me molto più che per lui.
La prima volta: più sua che mia
La prima esperienza l’abbiamo fatta dopo tre mesi di ricerche. Un bull conosciuto online, una sera in albergo, tutto organizzato da Stefano. Lui aveva scelto il bull, aveva prenotato la stanza, aveva definito le regole. Io mi sono presentata, più o meno. Come un’ospite a una festa organizzata da qualcun altro.
È andata bene. Il bull era gentile, esperto, nessun momento sgradevole. Stefano guardava dalla poltrona, eccitato come non lo vedevo da tempo. A fine serata eravamo tutti contenti. Ma se devo essere onesta, quella prima volta è stata più per lui che per me. Io ero presente ma non protagonista — facevo una cosa che piaceva a mio marito, e il fatto che piacesse anche a me era quasi un effetto collaterale.
Il giorno dopo Stefano mi ha chiesto come stavo. Gli ho detto bene, ed era vero. Ma “bene” non è “incredibile”. Non è “voglio rifarlo domani”. Era un “bene” tiepido, da esperimento riuscito. Se la cosa fosse finita lì, non mi sarebbe dispiaciuto.
Non è finita lì.
La seconda volta: qualcosa è cambiato
La seconda volta è stata un mese dopo, con lo stesso bull. Stessa stanza, stessa dinamica. Ma io ero diversa. Non so cosa fosse cambiato — forse il fatto di sapere già cosa aspettarmi, forse il fatto di aver passato un mese a ripensare alla prima volta, forse il fatto che in quel mese il sesso con Stefano era migliorato in modo evidente. Qualunque fosse la ragione, la seconda volta non ero un’ospite. Ero lì per me.
Ho preso decisioni che la prima volta non avevo preso. Ho detto al bull cosa volevo. Gli ho detto cosa non volevo. Ho guardato Stefano negli occhi durante il rapporto — non per rassicurarlo, come la prima volta, ma per farlo impazzire. E ha funzionato. Ho visto nei suoi occhi qualcosa che non gli avevo mai visto: un misto di desiderio e ammirazione che mi ha fatto sentire potente.
Quella notte, a casa, non riuscivo a dormire. Non per ansia — per l’adrenalina. Ripensavo alla serata e sentivo il corpo ancora carico. Stefano dormiva accanto a me, tranquillo, e io fissavo il soffitto pensando: “Quando lo rifacciamo?”
Non l’avevo mai pensato dopo la prima volta. Adesso non riuscivo a pensare ad altro.



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Dalla terza volta in poi ho iniziato a gestire le cose in modo diverso. Ho detto a Stefano che volevo scegliere io il bull. Lui aveva sempre fatto la selezione — leggeva i profili, scremava, mi proponeva i candidati. Funzionava, ma non mi bastava più. Volevo essere io a decidere chi mi piaceva, chi mi attirava, chi volevo nel mio letto.
Stefano ha accettato senza fiatare. Credo che in fondo lo volesse — un cuckold che vede la propria moglie scegliere attivamente il bull è un cuckold che sta vivendo il sogno. Non glielo ho detto così, ma lo pensavo.
Ho passato sere intere a sfogliare profili sulla community cuckold dove ci eravamo iscritti. Non era più un gioco da fare insieme a letto ridendo — era una ricerca seria. Guardavo le foto, leggevo le descrizioni, valutavo. Scartavo quelli che scrivevano male, quelli troppo aggressivi nei messaggi, quelli che mandavano foto non richieste. Cercavo uomini che mi piacevano a me, non che piacevano a Stefano.
Ho trovato Matteo. Trentotto anni, fisico asciutto, occhi chiari, un modo di scrivere che mi ha colpito — diretto ma non volgare. Gli ho scritto io per prima. “Ciao, sono Francesca, ho 34 anni, siamo una coppia alla terza esperienza. Ti va un caffè?” Abbiamo parlato per una settimana in chat prima di vederci.
Il caffè l’ho preso da sola con lui. Stefano sapeva, era d’accordo, ma stavolta volevo valutare senza condizionamenti. Un’ora in un bar del centro, lui seduto di fronte a me, io che lo guardavo pensando: “Sì, questo mi piace.” Non era solo attrazione fisica — era il modo in cui mi ascoltava, in cui mi faceva domande senza invadere, in cui sorrideva quando dicevo qualcosa di divertente.
Quando sono tornata a casa, Stefano mi ha chiesto com’era andato. “Molto bene”, gli ho detto. E poi, sorridendo: “Lo voglio.” La faccia di Stefano in quel momento — un misto di eccitazione, orgoglio e un pizzico di stupore — valeva tutto.
Il cambiamento
Con Matteo la dinamica è cambiata in modo che non avevo previsto. Con il primo bull ero una partecipante. Con Matteo ero la protagonista. Decidevo io quando ci vedevamo, come, dove. Decidevo io cosa succedeva a letto. Stefano era al suo posto — presente, coinvolto, ma non più il regista. Il regista ero io.
E mi piaceva. Dio, se mi piaceva.
Non si trattava solo di potere — anche se il potere c’entrava. Si trattava di desiderio. Per la prima volta in quindici anni di matrimonio mi sentivo desiderata in un modo che il quotidiano aveva cancellato. Stefano mi amava, certo. Ma l’amore quotidiano è fatto di abitudini, di “passami il sale”, di “hai pagato la bolletta?”. Con Matteo c’era il desiderio allo stato puro — quello che esiste solo quando non condividi un mutuo e due figli con qualcuno.
La cosa sorprendente è che quel desiderio non toglieva niente a Stefano. Anzi, lo alimentava. Tornavo a casa dopo una sera con Matteo e volevo mio marito. Lo volevo perché mi sentivo viva, carica, bellissima. E quel sentirmi così si riversava su di noi. Il sesso tra noi due non era mai stato così buono come nel periodo in cui vedevo Matteo regolarmente.
Stefano lo sentiva. Mi diceva: “Non so cosa ti fa quello, ma continua.” E rideva. Ma non scherzava.
Le cose che non ti aspetti
Ci sono aspetti del cuckolding dal lato della donna di cui nessuno parla. Li racconto perché vorrei che qualcun’altra li leggesse prima di decidere se provare o no.
Ti riscopri
Dopo quindici anni con la stessa persona, a un certo punto smetti di vederti. Non ti guardi più allo specchio con curiosità — ti guardi per controllare se hai le occhiaie o se il vestito ti sta ancora. Con il cuckolding ti rivedi attraverso gli occhi di un altro uomo. E quello sguardo ti restituisce qualcosa che pensavi di aver perso: la consapevolezza di essere desiderabile. Non bella in teoria — desiderabile in pratica. Qualcuno che ti vuole, che ti sceglie, che ti guarda come se fossi la cosa più eccitante della stanza. Dopo anni di “passami il sale”, è una rivoluzione.
Il rapporto con tuo marito migliora
Lo so che sembra un paradosso. Andare a letto con un altro uomo dovrebbe peggiorare le cose, no? Invece le migliora. Non perché il sesso con l’altro sia meglio — a volte lo è, a volte no. Le migliora perché il cuckolding vi costringe a comunicare come non avete mai fatto. Parlate di desideri, di limiti, di paure, di fantasie. Parlate di cose che le coppie normali non si dicono mai, perché hanno vergogna o perché non trovano il momento. Noi quel momento ce lo siamo creato, e ci ha trasformato.
La gelosia esiste anche per la donna
Non del bull — del tempo. A volte mi capita di pensare: “E se a Stefano non bastasse guardarmi con un altro? E se un giorno volesse essere lui a stare con un’altra donna?” È una paura piccola, che viene e va. Ma esiste. Ne abbiamo parlato, lui mi ha rassicurato, ma sarei disonesta se dicessi che non mi passa mai per la testa.
Non tutti capiscono
Ho fatto l’errore di raccontarlo a un’amica. Una volta sola, in un momento di confidenza, dopo un paio di bicchieri. La sua reazione è stata un misto di disgusto e pietà: “Ma non ti fa schifo? E tuo marito lo sa?” Ho capito in quel momento che il cuckolding è un mondo che o lo vivi o non lo capisci. Da fuori, per la maggior parte delle persone, è incomprensibile. Da quel giorno non ne ho più parlato con nessuno che non fosse della community.



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È passato un anno e mezzo dalla prima volta. Matteo è ancora il nostro bull — non l’unico, ma il principale. Lo vediamo due o tre volte al mese. A volte a casa nostra, a volte fuori. A volte solo io e lui, con Stefano che sa tutto e aspetta il mio racconto dettagliato la sera dopo — una variante che abbiamo scoperto ci eccita quasi quanto l’incontro stesso.
Il cuckolding è diventato parte della nostra vita. Non tutta la vita — una parte. Abbiamo i figli, il lavoro, le bollette, le cene dai suoceri. Ma abbiamo anche questo: un segreto condiviso, un gioco che ci tiene vivi, una cosa che solo noi due (e Matteo, e qualche altro bull nel tempo) sappiamo.
Se un anno e mezzo fa mi avessero detto che sarei diventata una donna che sceglie i propri bull, che gestisce gli incontri, che torna a casa carica di energia e fa l’amore con suo marito con più passione di quando aveva vent’anni — non ci avrei creduto. Ero una che pensava che il sesso dopo quindici anni fosse per forza una cosa spenta, da fare il sabato sera con le luci spente prima di addormentarsi. Avevo torto.
Per le donne che stanno leggendo
Se il tuo partner ti ha proposto il cuckolding e stai leggendo questo racconto per capire se accettare, ecco cosa ti dico: non farlo per lui. Se dici sì solo perché lo vuole lui, la prima volta sarà un favore. La seconda un compito. La terza un peso. E a quel punto vi sarete rovinati entrambi.
Dì sì solo se dentro di te c’è almeno una scintilla di curiosità. Non serve un incendio — basta una scintilla. Quella scintilla, se le condizioni sono giuste, diventa fuoco da sola. Come è successo a me.
Le condizioni giuste significano: un partner che ti rispetta, che accetta i tuoi limiti, che non ti mette pressione. Un bull scelto con cura — meglio se lo scegli tu. Un contesto sicuro, regole chiare, comunicazione costante. Se manca anche uno solo di questi elementi, aspetta. Non è il momento.
Se invece c’è tutto, e la scintilla c’è — provate. Nella peggiore delle ipotesi avrete un’esperienza da raccontare. Nella migliore, scoprirete un lato di voi stesse che non sapevate di avere. E vi piacerà.
Se volete partire dalle basi, questa guida spiega come iniziare passo dopo passo. E se cercate una community seria dove muovere i primi passi, siete nel posto giusto: cuckold italia esiste, ed è qui.
— Francesca
Il racconto di Francesca tocca un punto che nella community vediamo spesso: la donna che accetta per curiosità e poi scopre di viverlo con più intensità del marito. Non è un’eccezione — è una dinamica frequente, e chi la vive per la prima volta pensa di essere strana. Non lo è.
La frase chiave di questo racconto è “non farlo per lui”. Ogni volta che una donna ci scrive chiedendo consiglio, le diciamo la stessa cosa: il cuckolding funziona solo se entrambi lo vogliono. Se è un favore, è un favore che costa troppo. Se è una scelta condivisa, è una scelta che può cambiare tutto in meglio.
Vuoi raccontarci la tua esperienza? Scrivici a info@coppiacuckold.net. Pubblichiamo in forma anonima.





